Grasso sul rogo

Non c’è un governo, si attende un accordo politico sul presidente della Repubblica, non c’è una maggioranza parlamentare e di conseguenza non sono state ancora formate le commissioni parlamentari. Ma Pietro Grasso ha già proposto la nascita di una commissione d’inchiesta sul Moby Prince, a ventidue anni dalla tragedia (10 aprile 1991: 140 morti nel rogo della nave passeggeri entrata in collisione con una petroliera dell’Agip nella rada di Livorno). Quello del presidente del Senato ha l’aria d’essere un capriccio caratteristico nei pm irrisolti.
21 AGO 20
Immagine di Grasso sul rogo
Non c’è un governo, si attende un accordo politico sul presidente della Repubblica, non c’è una maggioranza parlamentare e di conseguenza non sono state ancora formate le commissioni parlamentari. Ma Pietro Grasso ha già proposto la nascita di una commissione d’inchiesta sul Moby Prince, a ventidue anni dalla tragedia (10 aprile 1991: 140 morti nel rogo della nave passeggeri entrata in collisione con una petroliera dell’Agip nella rada di Livorno). Quello del presidente del Senato ha l’aria d’essere un capriccio caratteristico nei pm irrisolti: lui sa che cosa significhi indagare senza risultati definitivi, dopo che per tanti anni si è dedicato alla lotta al malaffare da procuratore aggiunto e poi da capo plenipotenziario dell’Antimafia.
Ma la sua è al contempo una pretesa sterile e una falsa e dolente promessa offerta ai famigliari delle vittime. Uno dei commenti più frequenti nella vox populi, una volta diffuso il messaggio di Grasso, è questo: signor Grasso, si metta in fila, prima c’è il Vajont (1963), poi Piazza Fontana (1969), quindi il Treno del Sole (1970), dopodiché Piazza della Loggia e Italicus (1974); inoltre la P2 (1979-1983) e via così passando per la strage alla stazione di Bologna (1980) e giungendo alle più pittoresche Mitrokhin e Telecom Serbia. Morale: nate sempre con aspettative stellari e come controparte di procedimenti giudiziari infelici, le commissioni d’inchiesta in Italia si sono rivelate quasi invariabilmente come un costoso insuccesso. Gli oltre 360 volumi d’inutili atti pubblicati dal 1948 al 2004 (secondo una vecchia inchiesta del Foglio) dovevano scoraggiare ulteriori intemerate. Ma la vanità non ha tempo.